


| PROGETTO | |||||||||
| Autore / Autrice | xicheng xia | ||||||||
| Titolo | UNA PROTEZIONE NON ARCHIVIABILE | ||||||||
| Anno | 2025 | ||||||||
| Materia e tecnica | Installation and Photography | ||||||||
| Dimensioni / Durata | 1 mese | ||||||||
| Abstract | Questa serie di immagini in bianco e nero risale al periodo della Seconda Guerra Mondiale a Venezia e documenta integralmente i lavori di protezione d’emergenza su larga scala per monumenti e sculture. All’avvicinarsi dei bombardamenti, restauratori, artigiani e cittadini locali diedero vita a un intervento protettivo sistematico. Per i beni culturali immobili di pregio, come i cavalli di bronzo della Basilica di San Marco, i bassorilievi scolpiti nella pietra e le colonne dei portici, furono adottate tecniche di protezione stratificate: vennero costruite strutture di supporto con assi di legno massiccio, ricoperte all’esterno da tele spesse per schermare schegge e fumi; nelle zone soggette a maggiori sollecitazioni furono ammassati sacchi di sabbia per attutire gli urti delle esplosioni. Le grandi sculture di bronzo, per le loro dimensioni, furono smontate e trasportate in magazzini nascosti nell’entroterra, al fine di evitarne la distruzione per via dei raid aerei. A differenza dei restauri standardizzati e ordinari realizzati in tempo di pace, tutte le misure di protezione bellica erano costruzioni temporanee d’emergenza. Strati sovrapposti di assi, tele e sacchi di sabbia coprivano interamente l’aspetto estetico classico originale delle opere d’arte; tutte le tecniche di montaggio erano realizzate in fretta e con mezzi semplici, avendo come unico obiettivo la salvaguardia fisica dei beni culturali. Questo sistema di barriere protettive servì esclusivamente alla fase bellica e venne completamente smantellato e ripulito al termine del conflitto. Le tracce delle strutture di protezione non potevano essere conservate in modo permanente e sono raramente inserite nei registri ufficiali ordinari della conservazione dei beni culturali. Le immagini conservano le stratificate strutture di copertura, offrendo una testimonianza visiva fedele della scena storica: di fronte alla crisi violenta che minaccia il patrimonio civile, l’umanità erge barriere con mezzi manuali semplici per resistere alla rovina. | ||||||||
| Presentazione |
https://aess.regione.lombardia.it/wp-content/uploads/2026/07/UNA-PROTEZIONE-NON-ARCHIVIABILE-XIA-XICHENG-3.pdf |
||||||||
| Link |
https://youtu.be/VRxzfAnzwC8?si=zGXpKKPF7DGUt00u https://youtu.be/VRxzfAnzwC8?si=zGXpKKPF7DGUt00u |
||||||||
| REFERENCE AESS | |||||||||
| Media |
|
||||||||
| Didascalie | Autore: R.I.C. NayaTitolo: Palazzo Ducale, Venezia, vista dal bacino lagunare Luogo: Venezia, bacino antistante la facciata acquatica del Palazzo Ducale Data: 10 luglio 1915 (10-7-1915)Titolo: Mobilitazione Generale – I cavalli di San Marco pronti per il ricovero protettivo Luogo: Venezia, facciata principale della Basilica di San Marco Data: 27 maggio 1915 (giorno dello smontaggio delle statue bronzee)Titolo: Discesa dei cavalli della quadriglia su piattaforme di legno davanti alla Basilica di San Marco Luogo: Venezia, Piazza San Marco, davanti alla facciata basilicale Data: fine maggio 1915Titolo: Trasporto del cavallo bronzeo su supporti lignei con folla di cittadini osservatori Luogo: centro di Piazza San Marcoitolo: Venezia 54 – Cavallo della Quadriglia di San Marco imbracato e rivestito con teli protettivi durante la discesa Luogo: Venezia, portico colonnato della Basilica di San Marco Data: 27 maggio 1915Titolo: Monumento Bartolomeo Colleoni, Campo Santi Giovanni e Paolo, armatura protettiva cuspidata anti-proiettili Luogo: Venezia, Campo Santi Giovanni e Paolo (Campo San Zanipolo) Data: 11 luglio 1915 (11-7-1915)Titolo: La Loggetta del Sansovino in Piazza San Marco, copertura completa con sacchi di sabbia protettivi Luogo: Venezia, base del Campanile di San Marco, Piazza San Marco Data: 12 giugno 1915 (12-6-1915)Titolo: Dettaglio della copertura protettiva a sacchi di sabbia della Loggetta del SansovinoTitolo: Interno della Basilica di San Marco, sacchi di sabbia e imbottiture per la difesa di mosaici e statue apostoliche Luogo: Venezia, navata interna della Basilica di San Marco Data: 21 giugno 1915 (21-6-1915)Titolo: Angolo nord-ovest della Basilica di San Marco con armature lignee e murarie protettive Luogo: Venezia, angolo della facciata principale della Basilica di San Marco su Piazza San Marco Data: 16 giugno 1915 (16-6-1915) Fotografia destraTitolo: Particolare dell’armatura protettiva applicata alla facciata della Basilica di San Marco | ||||||||
| ISTITUTO | |||||||||
| ➡ | Accademia di Belle Arti di Brera | ||||||||
| Corso | Fotografia | ||||||||
| Materia / Disciplina | decorazione | ||||||||
| Docente | PAOLA DI BELLO | ||||||||

| PROGETTO | ||
| Autore / Autrice | Liu jinyu | |
| Titolo | Svanire nelle heartlands | |
| Anno | 2026 | |
| Materia e tecnica | stillframe sul videogiochi | |
| Dimensioni / Durata | 25cmx22cm Libro d’artista 20 pagine | |
| Abstract | Svanire nelle HeartlandsQuesto è un mondo fatto di svanimento, oblio e ricostruzione digitale.In quanto pellegrinaggio segreto tra le rovine digitali e gli archivi virtuali, Svanire nelle Heartlands àncora il suo punto di partenza visivo nell’immensa terra di mezzo di Red Dead Redemption 2: “The Heartlands” (Il cuore delle terre). Questo scenario virtuale — plasmato da dolci colline, orizzonti sconfinati e una natura idilliaca e pastorale — non costituisce soltanto il cuore geografico ed emotivo dell’intero mondo digitale, ma rappresenta anche la sorgente narrativa di questa sperimentazione fotografica in stile “pseudo-documentario”. Qui, lo sguardo dell’obiettivo si fa spettatore e testimone di un’epoca, attraversando con distaccata freddezza quegli spazi liminali dove la civiltà incontra la natura selvaggia.Man mano che lo spazio si estende verso est, il sussurro della natura viene infine rimpiazzato e divorato dal rombo delle macchine. Saint Denis — la fittizia metropoli moderna del Sud che sorge tra paludi e fitti fumi industriali — diventa il punto di scontro visivo più radicale del concetto stesso di “svanire”. Le strade asfaltate, l’intreccio dei cavi elettrici, i tramonti oscurati dalle emissioni industriali e le vie disciplinate dal capitale e dall’ordine: tutto decreta inesorabilmente la morte della vecchia frontiera. Dall’aperta campagna delle Heartlands fino al crogiolo industriale di Saint Denis, l’obiettivo documentaristico registra con rigore l’irreversibile alienazione del territorio naturale sotto il peso delle rotaie della modernità.Le immagini non dipendono più dalla rivelazione della realtà fisica, ma catturano l’essenza di questi paesaggi di transizione, l’atmosfera e le rovine materiali, per strutturare un archivio visivo del mutamento temporale e spaziale. Questi fotogrammi estratti, sfumando i confini tra virtuale e reale, non sono soltanto l’ultimo sguardo rivolto a un’epoca monumentale mai esistita davvero, ma rimangono anche un’interrogazione profonda su come i simulacri digitali possano farsi carico della memoria collettiva e del senso dello svanimento. | |
| Presentazione |
https://aess.regione.lombardia.it/wp-content/uploads/2026/07/Liu-Jinyu-Svanire-nelle-Heartlands.pdf |
|
| REFERENCE AESS | ||
| Media |
|
|
| Didascalie | Simone Magnolini | |
| ISTITUTO | ||
| ➡ | Accademia di Belle Arti di Brera | |
| Corso | fotografia | |
| Materia / Disciplina | fotografia | |
| Docente | Paola di bello | |

| PROGETTO | ||||||||
| Autore / Autrice | Marina Shvets | |||||||
| Titolo | Pubblicità | |||||||
| Anno | 2026 | |||||||
| Materia e tecnica | Stampa digitale / carta | |||||||
| Dimensioni / Durata | A3 | |||||||
| Abstract | Alla base del progetto c’è l’archivio della Lombardia. L’immagine pubblicitaria entra in dialogo con una fotografia contemporanea scattata da me, come possibile continuazione di quella pubblicità nel presente. L’idea è immaginare come potrebbe apparire oggi quella campagna pubblicitaria o quale persona potrebbe rappresentarla nel nostro tempo. Dopotutto, la pubblicità non vende soltanto un prodotto concreto, ma anche uno stile di vita e delle emozioni. | |||||||
| Presentazione |
https://aess.regione.lombardia.it/wp-content/uploads/2026/07/A3.pdf |
|||||||
| REFERENCE AESS | ||||||||
| Media |
|
|||||||
| Didascalie | 1. Arno Hammacher, Insegne. Adesivi pubblicitari delle bevande Crodo e Coca Cola e targhe infisse con il nome dei piatti all’ingresso di una trattoria 2. Gloria Lunel, Borsalino. Manifesto pubblicitario 3. Arno Hammacher, Insegne. Manifesto pubblicitario Moplen 4. Arno Hammacher, Insegne. Manifesti pubblicitari Vermouth Punt e Mes Carpano e Birra! 5. Enzo Minervini, Il mercato rionale nel quartiere Quarto Oggiaro. Cartellino pubblicitario ironico, Milano, 1983 6. Arno Hammacher, Insegne. Cartelli commerciali con nome dei prodotti e prezzi di riferimento di una bancarella di un mercato 7. Arno Hammacher, Insegne. Dettaglio del manifesto pubblicitario della margarina Gradina |
|||||||
| ISTITUTO | ||||||||
| ➡ | Accademia di Belle Arti di Brera | |||||||
| Corso | Fotografia | |||||||
| Materia / Disciplina | Fotografia | |||||||
| Docente | Paola Di Bello | |||||||

| PROGETTO | |
| Autore / Autrice | Giulia Bonina |
| Titolo | La Rimozione |
| Anno | 2026 |
| Materia e tecnica | Stampe fotografiche inkjet su carta da plotter; installazione composta da quattro cilindri di carta non rifilata, presentati nella loro forma originaria di rotolo. |
| Dimensioni / Durata | altezza tubi 60 cm |
| Abstract | La rimozione è un’indagine visiva sui residui dell’infanzia che persistono nel corpo adulto come tracce comportamentali minime e non funzionali. Attraverso una serie di ritratti che mettono in tensione postura e gesto, il progetto analizza come l’identità infantile non venga eliminata, ma piuttosto relegata ai margini dell’espressione quotidiana. Azioni apparentemente insignificanti — una bolla di gomma, una gamba che oscilla, un broncio — emergono come segnali di un linguaggio pre‑razionale che resiste ai processi di normalizzazione e disciplina del corpo. La scelta espositiva dei supporti cilindrici assume un ruolo teorico centrale: la superficie curva impedisce una visione simultanea e totale dell’immagine, lasciando sempre una porzione nascosta. Questa parziale inaccessibilità visiva diventa metafora del meccanismo psichico della rimozione, in cui un contenuto viene sottratto allo sguardo cosciente pur continuando a esistere e ad agire. L’opera produce così una condizione percettiva di lieve disallineamento, invitando lo spettatore a confrontarsi con ciò che ritorna nonostante il tentativo di occultamento. |
| Presentazione |
https://aess.regione.lombardia.it/wp-content/uploads/2026/07/Bonina-Giulia-La-Rimozione.pdf |
| REFERENCE AESS | |
| Didascalie | |
| ISTITUTO | |
| ➡ | Accademia di Belle Arti di Brera |
| Corso | Fotografia II |
| Materia / Disciplina | Fotografia I |
| Docente | Paola Di Bello |

REFERENCE AESS
| PROGETTO | |
| Autore / Autrice | Martina Licalsi |
| Titolo | Mi distraggo un attimo |
| Anno | 2026 |
| Materia e tecnica | inchiostro e matita su cartone vegetale |
| Dimensioni / Durata | 102×72 cm |
| Abstract | In Mi distraggo un attimo, Martina Licalsi utilizza ritratti fotografici dell’Archivio di Etnografia e Storia per costruire una scacchiera visiva in cui il rigore archivistico si apre alla dimensione affettiva. L’opera si fonda sull’idea di Walter Benjamin secondo cui l’immagine si realizza pienamente solo nel momento in cui viene nuovamente osservata, in un tempo diverso da quello della sua produzione. Attraverso un esercizio di visione insistita, l’artista individua nei volti degli sconosciuti i tratti della persona amata. La pareidolia, da semplice illusione percettiva, diventa così uno strumento poetico capace di trasformare il documento in esperienza emotiva. Gli sguardi catalogati cessano di essere dati archivistici e si fanno presenze, attivando ricordi e associazioni personali. Le frasi «mi distraggo» e «sei ovunque» introducono una dimensione intima che sovrascrive la neutralità dell’archivio. L’opera mostra come la memoria individuale possa riattivare il passato, restituendo all’immagine una vitalità che sfugge alla semplice registrazione storica. |
| Presentazione |
https://aess.regione.lombardia.it/wp-content/uploads/2026/07/Licalsi-Martina-Mi-Ddistraggo-un-attimo.pdf |
| Didascalie | Sorgente iconografica © Studio Tollini Archivio di Etnografia e Storia Regione Lombardia |
| ISTITUTO | |
| ➡ | Accademia di Belle Arti di Brera |
| Corso | Fotografia |
| Materia / Disciplina | Fotografia |
| Docente | Paola Di Bello |

| PROGETTO | ||
| Autore / Autrice | Marco Antrodicchia | |
| Titolo | In-contro | |
| Anno | 2026 | |
| Materia e tecnica | Fotoincisione su lamiera in alpacca bagnata d’argento | |
| Dimensioni / Durata | 150x150mm | |
| Abstract | L’opera nasce da una riflessione sulla fotografia analogica come traccia materiale di un evento luminoso. Nel momento dello scatto, la luce viene assorbita dalla pellicola e trasformata in materia, fissando un istante destinato al passato. Trasferita su una superficie argentata, l’immagine diventa il luogo di una possibile rinascita della stessa luce, che torna a manifestarsi attraverso riflessi, bagliori e presenze mutevoli. Lo sguardo della bambina emerge soltanto nell’incontro con quello dello spettatore, attivando una relazione che mette in dialogo passato e presente. Su questa superficie si consuma il conflitto, la luce dell’immagine tenta di riaffiorare mentre la luce contemporanea la investe e la trasforma. L’ossidazione dell’argento diventa così testimonianza viva di questo processo, segno di una continua lotta per la sopravvivenza della memoria dei vinti e ciò che il presente tende a dimenticare. | |
| Presentazione |
https://aess.regione.lombardia.it/wp-content/uploads/2026/07/AESS_Presentazione_In-contro_Antrodicchia.pdf |
|
| REFERENCE AESS | ||
| Media |
|
|
| Didascalie | © Federico Patellani | Archivio di Etnografia e Storia Sociale – Regione Lombardia, Una bambina e un vecchio bevono all’esterno di una baracca, s.l., 1945 | |
| ISTITUTO | ||
| ➡ | Accademia di Belle Arti di Brera | |
| Corso | Scultura II | |
| Materia / Disciplina | Fotografia | |
| Docente | Paola Di Bello | |

| PROGETTO | ||||||||
| Autore / Autrice | Nicole Pagliuca | |||||||
| Titolo | Màma | |||||||
| Anno | 2026 | |||||||
| Materia e tecnica | Stampe ai sali d’argento in resina epossidica | |||||||
| Dimensioni / Durata | 29,3 x 19,2 cm | |||||||
| Abstract | Il progetto fotografico ed espositivo Màma si configura come una profonda riflessione visiva sulla complessa costellazione di archetipi legati alla figura materna e all’evoluzione del rapporto tra madre e figlio. Attraverso una rigorosa selezione di immagini storiche provenienti dagli Archivi della Regione Lombardia (AESS), il percorso narrativo non si limita a una celebrazione bidimensionale dell’affetto primordiale, ma attraversa le diverse e talvolta contrastanti stagioni del legame filiale: dall’innata vicinanza all’inevitabile distacco, fino a giungere alle tappe cruciali della riconciliazione e della consapevolezza matura. |
|||||||
| Presentazione |
https://aess.regione.lombardia.it/wp-content/uploads/2026/07/Pagliuca-Nicole-Màma.pdf |
|||||||
| REFERENCE AESS | ||||||||
| Media |
|
|||||||
| Didascalie | Armando Rotoletti, Ernesto Fazioli, Ferdinando Scianna, Paul Scheuermeier | |||||||
| ISTITUTO | ||||||||
| ➡ | Accademia di Belle Arti di Brera | |||||||
| Corso | Fotografia | |||||||
| Materia / Disciplina | Fotografia | |||||||
| Docente | Paola Di Bello | |||||||

| PROGETTO | ||
| Autore / Autrice | Giorgia Bettineschi | |
| Titolo | Fronte e Retro: Corrispondenze da un archivio familiare | |
| Anno | 2026 | |
| Materia e tecnica | Fotografie d’archivio familiare personale, scannerizzate e rielaborate tramite intervento digitale; stampa su carta fotografica opaca 250 g/m². | |
| Dimensioni / Durata | H 11,5 × L 15,5 cm | |
| Abstract | Il progetto nasce dal ritrovamento di una raccolta di fotografie e cartoline appartenute alla mia famiglia paterna, risalenti tra la fine del XIX e la metà del XX secolo. Le immagini, raffiguranti volti di parenti per lo più sconosciuti e luoghi legati a un piccolo paese di montagna nei pressi di Domodossola, custodiscono sul retro tracce di vite quotidiane: corrispondenze, saluti, annotazioni, timbri e segni del tempo. La cartolina, concepita come oggetto composto da fronte e retro, immagine e scrittura, richiede di essere capovolta per essere letta. Attraverso un intervento di manipolazione e rielaborazione digitale, le scritture originariamente nascoste vengono restaurate e trasferite sul fronte delle immagini. Il progetto sovverte così la tradizionale separazione tra fotografia e testo, tipica della cartolina, facendo convivere nello stesso spazio il volto, il paesaggio e la memoria scritta. La parola diventa elemento visivo e narrativo dell’immagine. Fronte e retro coesistono, e il testo non è più un semplice commento all’immagine, ma diventa parte integrante della sua forma, della sua estetica e della sua narrazione. |
|
| Presentazione |
https://aess.regione.lombardia.it/wp-content/uploads/2026/06/Bettineschi-Giorgia_Fronte-e-Retro.-Corrispondenze-da-un-archivio-familiare.pdf |
|
| REFERENCE AESS | ||
| Media |
|
|
| Didascalie | Cartolina di Stradella, cartolina spedita da Mario Faravelli ad una signora di Stradella; Il retro della cartolina è marchiato con il timbro del Civico Museo della fisarmonica di Stradella. | |
| ISTITUTO | ||
| –> | Accademia di Belle Arti di Brera | |
| Corso | Corso di diploma accademico di II livello in Fotografia | |
| Materia / Disciplina | Fotografia | |
| Docente | Paola Di Bello | |

| PROGETTO | |||||||
| Autore / Autrice | Sveva Salvetti | ||||||
| Titolo | Incroci | ||||||
| Anno | 2026 | ||||||
| Materia e tecnica | Stampa digitale su carta | ||||||
| Dimensioni / Durata | 42 x 29,7 cm | ||||||
| Abstract | Questo progetto, incentrato sulla città di Bergamo, nasce da una ricerca all’interno dell’Archivio di Etnografia e Storia Sociale della Regione Lombardia. Partendo da alcune fotografie storiche di Bergamo bassa, ho inizialmente provato a ricrearle ma, notando che risultava riduttivo, ho scelto di non limitarmi a una sterile replica di esse, usando quegli scatti come punto di partenza per sviluppare nuove visioni. Ho circoscritto l’indagine al centro città, cuore pulsante di Bergamo, luogo in cui l’evoluzione urbana dialoga con la persistenza di punti di riferimento storici. Esplorando il centro, zona più vissuta e frequentata, il mio sguardo si è focalizzato sulle persone che lo abitano, catturando varietà di età e contesto sociale, inserite in un dialogo con l’architettura circostante. “Incroci” si propone di raccontare questo punto di incontro tra la dimensione umana e il paesaggio urbano, catturando frammenti di quotidianità tra le vie, gli edifici e, appunto, gli incroci che definiscono l’identità del centro cittadino. |
||||||
| Presentazione |
https://aess.regione.lombardia.it/wp-content/uploads/2026/06/Salvetti-Sveva-Incroci.pdf |
||||||
| REFERENCE AESS | |||||||
| Media |
|
||||||
| Didascalie | Schwamenthal Riccardo Il centro piacentiniano con la Torre dei Caduti a Bergamo, Bergamo, 1980-1989 Manifestazione MSI-Movimento Sociale Italiano in piazza Vittorio Veneto, Bergamo, 1970-1979 Manifestazione MSI-Movimento Sociale Italiano in piazza Vittorio Veneto, Bergamo, 1970-1979 Manifestazione per il Primo Maggio. Movimento studentesco in piazza Vittorio Veneto, Bergamo, 1972 Concerto della Banda della Brigata Meccanizzata di Legnano, Bergamo, Quadriportico del Sentierone, Bergamo, 1988 Concerto di una banda musicale. Pubblico. Bergamo, Quadriportico del Sentierone, Bergamo, 1988 |
||||||
| ISTITUTO | |||||||
| –> | Accademia di Belle Arti di Brera | ||||||
| Corso | Scultura | ||||||
| Materia / Disciplina | Fotografia | ||||||
| Docente | Paola Di Bello | ||||||