Il formaggio Bitto fa rete: nasce il progetto “I prìncipi delle Orobie”

Il formaggio Bitto è uno dei simboli della produzione casearia lombarda e vanta anche un primato che ben pochi prodotti hanno: fu già protagonista dell’EXPO milanese del 1906! Senza contare la presenza all’Esposizione Nazionale del 1861 a Firenze e le menzioni nelle guide gastronomiche del Rinascimento.

Il nucleo storico della sua produzione s’individua nelle valli Gerola e Albaredo, formate dal torrente Bitto da cui prende il nome, in provincia di Sondrio, a un’altitudine che va dai 1.400 ai 2.000 metri.
Negli ultimi anni il “Consorzio per la salvaguardia del Bitto storico”, l'associazione di produttori di formaggio Bitto che comprende i 15 caricatori d'alpe rilevatari degli alpeggi storici, ha lavorato per il rispetto di un disciplinare ligio alla tradizione secolare.  Si fanno chiamare i “Ribelli del Bitto” e costituiscono un vero e proprio “movimento” legato al più ampio progetto “Resistenza Casearia”, sostenuto dall’Unione Europea e dalla Fondazione Slow Food. In più di vent’anni i caseari hanno difeso con tenacia un disciplinare di produzione severissimo: l'uso del 10-20% di latte di capre orobiche, la produzione esclusivamente sui pascoli durante i mesi estivi, l'uso della legna per alimentare il fuoco sotto il paiolo in cui si riscalda il latte etc…

In vista dell’EXPO, il Consorzio Bitto Storico, insieme a una rete di attori locali, sta definendo il progetto “I Prìncipi delle Orobie”. Sette valli, 8 formaggi, 13 alpeggi, 20 rifugi…Un circuito di vie dedicate ai formaggi orobici organizzati in diversi percorsi che si snodano lungo la dorsale orobica occidentale. Non solo Bitto, dunque, ma anche Strachitunt, Stracchino della Valsassina, Formaggio d'alpe dei Piani di Bobbio, Stracchino all'antica delle valli orobiche, Agrì di Valtorta, Bitto storico, Formagì di capra Orobica, Roviöla di capra. Una iniziativa rara in cui 8 formaggi prodotti in un territorio omogeneo si mettono insieme con un obiettivo comune: dimostrare la presenza di una “comunità di pratica” che difende metodi di produzione tradizionali. Un progetto in cui l’auto-organizzazione è elemento vincente. Tutta la comunità del territorio è infatti chiamata a interagire alla costruzione dei percorsi inviando waypoints, tracce (anche gpx), fotografie localizzate, piccole schede relative a manufatti, fatti storici, leggende ecc. Chi formulerà utili elementi sarà citato tra i “progettisti” del percorso.
I turisti potranno visitare gli alpeggi, utilizzare i rifugi, percorrere sentieri caratterizzati da testimonianze storiche (vie commerciali, miniere, chiese affrescate, borghi storici). Scoprire un’area che assomiglia sempre più a un vero e proprio distretto della biodiversità alpina. Non solo un circuito di formaggi d’alpeggio ma una comunità di pratica in azione!

Consulta
Consorzio per la salvaguardia del Bitto storico
Presidio Slow Food “Valli del Bitto”
RIbelli del Bitto – blog