L’hortus conclusus medievale è spazio inaccessibile al disordine, luogo della coltivazione del sé per il raggiungimento di un equilibrio interiore.
Un orto è uno spazio verde, una fonte di sostentamento, un luogo legato ad una pratica. Coltivare è un atto di cura verso altre forme di vita e sé stessi.Il progetto fotografico Hortus Conclusus indaga le realtà degli orti urbani milanesi: l’Orto Comunitario di Niguarda e gli orti di via Cascina dei Prati.In questi spazi il veloce tempo cittadino, aereo, si ferma, in favore della matericità della terra.
Varcata la soglia che separa l’orto dall’arido asfalto, il tempo si dilata, seguendo un ritmo intimo, lento. Gli scarti diventano compost e si custodiscono semenze antiche, non processabili dai macchinari agricoli industriali. Prendersi cura di una natura così fragile nel suo nascere diviene atto introspettivo.
Guardiamo il legno con l’occhio di una lucertola che riposa al sole sopra di un tronco, una scala a pioli conduce nella fronda di un albero, dove si nascondono silenti fiori e un merlo dalle ali in rame. Lo spaventapasseri è protettore celeste al limitare di questo riposto microcosmo.