Indelebile prende avvio da una fotografia di Jacqueline Vodoz, conservata nell’Archivio di Etnografia e Storia Sociale della Regione Lombardia. Anni Cinquanta, una modella posa nuda davanti ai corsisti durante una lezione di copia dal vero. Un corpo femminile esposto allo sguardo, studiato e tradotto in segno.
Nella Gipsoteca di Brera questo dispositivo persiste. Le statue femminee recano marchi anonimi, accumulati nel tempo da mani ignote. Traccia collettiva di uno sguardo che esplora, marca e rivendica il corpo femminile come territorio conquistato, ora ridotto a mappa.
Il progetto fotografico indaga la tensione tra soggetto e oggetto dello sguardo, tra retaggio culturale e memoria personale.
Le statue diventano archivio del corpo, sintomo di un rapporto con il femminile segnato dall’antagonismo e dalla resistenza; testimoni della consapevolezza che lo sguardo sul corpo femminile viene da lontano, è stato costruito e perdura.